ANNO 16 n° 276
Sergio Caci: 'Giansanti al Copa, una voce forte per l’agricoltura italiana in Europa”
L’ex sindaco di Montalto di Castro guarda alla conferma del presidente del Copa e richiama le sfide per aziende e territori
03/10/2026 - 07:01

MONTALTO DI CASTRO - 'Le decisioni prese in Europa arrivano direttamente nelle nostre campagne e nei nostri Comuni. L'agricoltura non è soltanto economia: è sicurezza alimentare, autonomia e forza di un Paese', così ha asserito Sergio Caci, ex sindaco di Montalto di Castro che ha poi commentato l'elezione di Massimiliano Giansanti come presidente del Copa.

“La conferma di Massimiliano Giansanti alla presidenza del Copa, l'organizzazione che rappresenta a Bruxelles le principali associazioni professionali degli agricoltori europei, per il mandato 2026-2028 è una notizia importante per l'agricoltura italiana. Ed è una nomina nella quale ripongo molte speranze, perché arriva in un momento nel quale il settore ha bisogno di una voce forte proprio dove vengono prese molte delle decisioni che ne determineranno il futuro. Siamo alla conclusione di stagioni agricole che difficilmente ricorderemo tra le migliori. I cambiamenti climatici, con periodi di siccità, temperature anomale ed eventi estremi sempre più frequenti, hanno reso il lavoro nei campi ancora più difficile. E questo nonostante l'enorme fatica, gli investimenti e la capacità di resistenza dimostrati ancora una volta dai nostri agricoltori”.

'Lo vediamo anche nei nostri territori – ha affermato Sergio Caci -. A Montalto di Castro e nella Tuscia l'agricoltura non rappresenta soltanto un settore produttivo: significa lavoro, economia, tutela del territorio, tradizione e identità. Chi produce oggi deve fare i conti contemporaneamente con il clima, con i costi dell'energia, dei fertilizzanti e dei mezzi necessari alla produzione, con la burocrazia e con prezzi che non sempre garantiscono all'agricoltore un guadagno adeguato rispetto a quanto quello stesso prodotto viene poi pagato dal consumatore. Per questo sono convinto che una parte fondamentale della battaglia debba essere combattuta in Europa. Da Bruxelles dipende infatti una parte importante delle regole e delle risorse destinate all'agricoltura. La Pac, la Politica Agricola Comune, è il sistema attraverso il quale l'Unione europea stabilisce molti degli aiuti, delle regole e degli strumenti destinati alle aziende agricole. Quando si discute della futura Pac, dunque, non si parla di qualcosa di astratto o lontano: si decide quante risorse potranno arrivare alle imprese, quali obblighi dovranno rispettare e a quali condizioni potranno continuare a produrre. Lo stesso vale per il principio della reciprocità negli scambi commerciali. In parole semplici, significa chiedere che i prodotti agricoli importati nell'Unione europea rispettino condizioni e standard comparabili a quelli imposti ai nostri agricoltori. Non possiamo chiedere alle aziende italiane ed europee di sostenere determinati costi e rispettare regole severe e poi metterle in concorrenza con produzioni provenienti da Paesi nei quali quelle stesse condizioni non vengono richieste'.

'Per questo considero particolarmente importante che alla guida del Copa sia stato confermato un italiano che proviene direttamente dal mondo agricolo – continua Caci -. Giansanti conosce le imprese e può portare ai tavoli europei problemi che per i nostri agricoltori non sono numeri scritti su un documento, ma questioni quotidiane. Per quanto sarà nelle mie possibilità, sarà mia cura farmi portavoce delle esigenze del nostro territorio e cercare un'interlocuzione anche rispetto alle scelte europee che riguarderanno il futuro dell'agricoltura. Perché le decisioni prese a Bruxelles, per quanto possano sembrare lontane, alla fine arrivano nei campi, nelle aziende e nei bilanci delle famiglie. E quindi arrivano anche nei Comuni, compreso il nostro. Le proteste dei trattori degli ultimi anni hanno reso evidente un disagio che non può essere archiviato insieme alla fine delle manifestazioni. Gli agricoltori hanno posto questioni molto concrete: quanto viene pagato un prodotto a chi lo coltiva, quanto costa produrlo, quanta burocrazia deve affrontare un'azienda e come competere con merci provenienti da Paesi che hanno costi e regole differenti. Ora quelle richieste devono diventare politiche'.

“Mi ha colpito una frase pronunciata dallo stesso Giansanti dopo la conferma: 'il cibo è un soft power'. È un'espressione che può sembrare tecnica, ma il concetto è molto semplice: chi possiede una produzione alimentare forte ha maggiore autonomia e una maggiore capacità di incidere negli equilibri internazionali. Il cibo, quindi, non riguarda soltanto ciò che arriva sulle nostre tavole. Riguarda la sicurezza di un Paese, la sua capacità di non dipendere completamente dall'estero e, in definitiva, anche il suo peso geopolitico. Il cibo è potere, perché poter produrre ciò di cui abbiamo bisogno significa essere più liberi. Se partiamo da questo principio, dobbiamo cambiare anche il modo nel quale guardiamo all'agricoltura. Non può essere considerata semplicemente un settore da aiutare quando attraversa una crisi. È un settore strategico che deve essere messo nelle condizioni di produrre, investire e garantire un reddito dignitoso a chi continua a lavorare la terra.”

'La battaglia dei prossimi anni – conclude Caci - sarà soprattutto questa: restituire valore a chi produce. È una battaglia che si combatterà molto a Bruxelles, ma riguarda direttamente anche Montalto di Castro, Pescia Romana, la Tuscia e tutte quelle comunità che nell'agricoltura hanno costruito una parte importante della propria economia e della propria identità. Ed è una battaglia che dobbiamo vincere'.

 

Sergio Caci






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